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    September 16

    Aggiornamento from FB

    Questo dannato programma mi ha allontanato dal mio Spaces in maniera allucinante, tempo fa almeno una volta al mese, oppure se succedeva qualcosa di fiQuo (vedi concerto Tzn) seguiva rapporto completo o 'sunto dei miei pensieri riguardo la vicenda...Indi! Nell'attesa di eliminare il nemico per sempre dalla faccia della terra -Facebook- lo sfrutterò per propinarvi le mie elucubrazioni professionali [XD].

    Famo tipo diario? Famolo.


    Domenica 31 Maggio, 2009
    Mi sono resa conto che ultimamente la mia vita sembra procede bene: lentamente, molto lentamente, sto recuperando quell'equilibrio perso gli ultimi anni di Liceo. Certo, è inevitabile sentire sotto sotto come una patina grigiolina... una macchia ancora non lavata sul pavimento sulla quale potresti scivolare in qualsiasi momento. Sembra sempre pronta a cogliere il minimo momento di distrazione...sembra il Passato.

    Qualche weekend fa -credo, ultimamente perdo la cognizione del tempo- sono andata al Festival della Psicologia. Devo dire che molti sono stati gli spunti di riflessione ma comunque meno, quelli che mi hanno colpito veramente. Uno di questi me l'ha offerto il signor Francesco Alberoni, che ha parlato del passaggio tra Innamoramento e Amore, tentando di definirli e spiegare che meccanisco scatta quando il semplice piacere si trasforma in un forte sentimento.
    Sarò breve nel descrivere le premesse: ci sono quattro tipi di forze, che possono creare un legame. Uno è il Piacere, poi viene la Perdita, il Desiderio (che nasce sia dall'Indicazione "Quello che desideriamo in genere lo desiderano tutti" che dalla Competizione "Io amo questa persona perchè so che c'è qualcun altro, nel mondo, che la vuole") e per ultimo lo Stato Nascente. Tutte queste forze però non sono sufficienti, singolarmente, a creare un legame duraturo: quando svanisce la passione, quando conquisto quello che desidero, passa il momento di enfasi iniziale...il legame è perso. Qual'è allora quel qualcosa in più?
    Alberoni risponde così: la voglia di conoscere l'altro.
    Quando ci troviamo nella fase nascente, proviamo certamente svariati desideri e pulsioni ai quali però si dovrebbe aggiungere il voler sapere tutto della persona che abbiamo di fronte. E qui entra in gioco il fatidico Passato. Attenzione però, non stiamo parlando di una Regressione che prevede un ritorno come dire statico, che ti blocca e ti lascia incagliato lì...ma di uno dinamico che può avvenire solamente attraverso la sua comunicazione. Quando noi raccontiamo le nostre esperienze ad altre persone, infatti, è come se rivisitassimo i minuti, giorni, mesi, addirittura anni trascorsi e...li superassimo. Quando si racconta, tutto diventa fluido i nostri ricordi prendono il loro posto, quasi si modificano. Avviene un vero e proprio distacco che ti rende a tutti gli effetti disponibile all'altro, il quale non prova gelosia perché sente, percepisce, quando il superamento avviene veramente, che non ce n'é bisogno, che bisogna perdonare ed uscirne insieme.
    Quando questo avviene da entrambe le parti, si crea automaticamente la possibilità di creare una nuova storia, in cui i due amati si ricostruiscono e si abbandonano completamente all'altro, regalandosi fiducia.

    Ultimamente, anche se tutto come già detto sta andando bene, è come se avessi la sensazione di essere arrivata ad un limite, al massimo raggiungibile con le mie sole forze e ci volesse un'altra mano e un altro straccio a pulire con me la macchia del pavimento.

    Nell'attesa mi toccherà spolverare un pò la camera, pazienza.

     

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    Kahlil Gibran
    Kahlil nasce a Bisherri il 6 Gennaio 1883, una cittadina nel Libano settentrionale, luogo circondato dai famosi "Cedri del Libano". Si chiamava Gibran Khalil Gibran ma quando emigrò negli Stati Uniti a undici anni il nome gli fu abbreviato da un'insegnante inglese. Nei suoi scritti in inglese la sua firma sarà sempre Kahlil Gibran. (da http://www.aurorablu.it/gibran/kg.htm)

    Questo uomo era un grande poeta, pittore e filosofo. Come pochi altri al mondo, riesce, attraverso le sue parole, a smuovere i fili della mia anima. Ogni parola, ogni metafora, ogni immagine evocata sono per me qualcosa di profondo e sensazionale, doveroso da condividere. Per non parlare degli insegnamenti di cui tutti dovremmo fare tesoro...

    Dice di sè...


     

    Non sono né un artista né un poeta.
    Ho trascorso i miei giorni scrivendo e dipingendo,
    ma non sono in sintonia
    con i miei giorni e le mie notti.
    Sono una nube,
    una nube che si confonde con gli oggetti,
    ma ad essi mai si unisce.
    Sono una nube,
    e nella nube è la mia solitudine,
    la mia fame e la mia sete.
    La calamità è che la nube, la mia realtà,
    anela di udire qualcunaltro che dica:
    <<Non sei solo in questo mondo
    ma siamo due, insieme,
    e io so chi sei tu>>
    .



     

    Da "Gesu' figlio dell'uomo"


     

    La mente soppesa e misura,
    ma è lo spirito che giunge al cuore della vita
    e ne abbraccia il segreto;
    e il seme dello spirito è immortale.
    Il vento puo' soffiare e placarsi,
    e il mare fluire e rifluire:
    ma il cuore della vita
    è sfera immobile e serena,
    e in quel punto rifulge
    una stella che è fissa in eterno.



     

    Sulla tristezza.


     

    Interrogo la tristezza e scopro
    che non ha il dono della parola;
    eppure, se potesse,
    sono convinto che pronuncerebbe
    una parola più dolce della gioia.



     

    Da "Self-Portrait".


     

    Le cose che il bambino ama
    rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia.
    La cosa più bella della vita,
    è che la nostra anima
    rimanga ad aleggiare
    nei luoghi dove una volta giocavamo.



     

    Da "A treasury of Kahlil Gibran".


     

    Com'è cieco colui che immagina
    e progetta qualcosa
    fino ai più realistici dettagli.
    e quando non risce a darne conto interamente
    con misure superficiali e prove verbali,
    crede che la sua idea
    e la sua fantasia siano vanità!
    Se invece riflettesse con sincerità,
    si convincerebbe che la sua idea è reale
    tanto quanto l'uccello in volo,
    solo che non è ancora cristalizzata;
    e capirà che l'idea è un segmento
    di conoscenza
    ancora ineslicabile in cifre e parole,
    poichè troppo alta e troppo vasta
    per essere imprigionata
    nel momento presente;
    ancora troppo profondamente immersa
    nello spirituale
    per piegarsi al reale.

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