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December 26 Dal libro secondo Zafón.L'ombra del vento. A Barcellona una mattina d’estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all’oblio migliaia di volumi cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, inducendolo in un mondo di misteri e intrighi legati alla figura di Juliàn Carax, l’autore di quel volume. Daniel ne rimane folgorato, mentre dal passato iniziano a emergere storie di passioni illecite, di amori impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e di un macabro segreto custodito in una villa abbandonata. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti parallelismi con la propria vita…
Ho voluto iniziare con la trama del libro sebbene i passaggi che copierò di seguito esulano completamente dalla storia principale. Sono i dialoghi che avvengono tra il protagonista Daniel e Fermìn, un vagabondo che diventerà aiutante al negozio di libri del ragazzino e suo padre. Parlano di rapporti fra uomini e donne insegnando tanto, con in più un tocco di ironia e freschezza che li rende piacevoli alla lettura. Riporto tutta la sequenza per chi avesse piacere di leggerli, sottolineerò, metterò in grassetto o corsivo, cambierò il font del succo del discorso per i meno diligenti.
Secondo me l’aver accostato intermezzi del genere alla trama di un giallo, rende l’ombra del vento uno dei più bei libri mai letti. Mi auguro possa piacere anche a voi, Buona lettura ^_^
Parte prima. Parentesi: Daniel è rientrato tardi dal negozio, ad aspettarlo c’è Fermìn, l’aiutante, pronto ad interrogarlo circa la visita di una ragazza bellissima che qualche ora prima aveva chiesto di lui.
« Era arrabbiato?» Fermìn scese dalla scala con l'agilità di un gatto. « Figuriamoci, suo padre è un santo. E poi è contento che lei si sia trovato una fidanzata.» « Cosa?» Fermìn mi fece l'occhiolino e si inumidì le labbra. « Birbante, la teneva nascosta, eh? Una bambola che fermerebbe il traffico. E che classe. Si capisce che ha frequentato buone scuole, anche se ha una certa malizia nello sguardo. Se Bernarda non mi avesse rubato il cuore, perché ancora non le ho raccontato del nostro aperitivo… abbiamo fatto scintille, come nella notte di san Giovanni.» « Fermìn» lo interruppi. Di cosa sta parlando? » « Della sua fidanzata.» « Io non ho la fidanzata, Fermìn.» « Be’, adesso voi giovani usate altri termini, “ghirlfrend” o…» « Fermìn, ricominciamo da capo. Di cosa sta parlando? » Fermìn Romero de Torres mi guardò sconcertato, congiungendo le punta delle dita di una mano e gesticolando alla siciliana. « Allora, una mezzora fa è passata di qui una bellissima signorina che ha chiesto di lei. Suo padre e il sottoscritto eravamo entrambi presenti e posso garantirle che la ragazza non era affatto un fantasma. Sono pure in grado di descriverle il suo profumo. Lavanda, con una sfumatura più dolce. Come una ciambella appena sfornata.» « La ciambella ha per caso detto di essere la mia fidanzata?» « Non in modo esplicito, ma ha fatto un sorrisetto, può immaginarlo, e ha detto che l’aspettava venerdì pomeriggio. Noi ci siamo limitati a fare due più due.» « Bea» mormorai. « Dunque esiste» sottolineò Fermìn, sollevato. « Sì, ma non è la mia fidanzata» replicai. « E cosa aspetta a farsi avanti?» « E’ la sorella di Tomàs Aguilar.» « Il suo amico inventore?» Annuii. « A maggior ragione. Senta un po’, se anche fosse la sorella di Gil Robles, io non mi farei scrupoli. È uno schianto. Al posto suo, farei salti mortali dalla gioia.» « Bea il fidanzato ce l’ha già. È un sottotenente che sta facendo il servizio militare.» Fermìn, indispettito, sbuffò. « Ah, l’esercito, covo di una tribù di scimmie. Meglio, così può mettergli le corna senza rimorso.» « Lei vaneggia, Fermìn. Bea si sposerà appena il sottotenente sarà congedato.» Fermìn mi lanciò uno sguardo complice. « Si dia da fare, tanto quella non si sposa.» « Cosa ne sa lei?» « Di donne e di questioni mondane, parecchio più di lei. Come ci insegna Freud, la donna desidera il contrario di ciò che pensa o afferma, il che, a ben vedere, non è affatto un problema, in quanto l’uomo, come tutti sanno, obbedisce invece agli stimoli del proprio apparato genitale o digestivo.» « Lasci perdere la psicologia, Fermìn, ho già capito dove vuole arrivare. Se ha qualcosa da dire, sia sintetico.» Allora glielo spiego in due parole: quella non aveva l’aria di una che si sposa con un milite.» « Ah no? E che aria aveva?» « Morbosa» disse Fermìn, inarcando le sopracciglia con fare misterioso. « E lo consideri un complimento.» Aveva ragione, come sempre. Decisi di portare il gioco sul suo terreno. « A proposito, mi racconti come è andata con Bernarda. Vi siete già baciati?» « Lei mi offende, Daniel. Le ricordo che sta parlando con un professionista della seduzione, e baciarsi al primo incontro è da dilettanti. Le vere donne si conquistano a poco a poco. E’ una tattica psicologica, come le mosse del torero.» « Insomma, le ha risposto picche.» « A Fermìn Romero de Torres non risponde picche nemmeno san Rocco. Il fatto è che gli uomini, tornando a Freud e mi perdoni la metafora, si scaldano come lampadine: bollenti in un attimo, fredde un istante dopo. Le donne, invece, ed è una verità scientifica, si scaldano come un ferro da stiro, mi capisce? A poco a poco, a fuoco lento, come una buona escudella, la zuppa di carne con cavolo e ceci. Ma una volta che si sono scaldate, non le ferma più nessuno. Come gli altiforni della Biscaglia.» Meditai per qualche secondo sulle teorie termodinamiche di Fermìn. « È la strategia che intende adottare con Bernarda? Mettere il ferro sul fuoco?» Fermìn mi strizzò l’occhio. « Quella donna è un vulcano in procinto di eruttare, ha una libido incandescente e il cuore di una santa» sentenziò. A dire il vero, mi ricorda la mia bella mulatta dell’Avana, che era tanto devota ai suoi santi africani. Ma dal momento che sono un gentiluomo vecchio stampo, non ne ho approfittato e mi sono accontentato di un casto bacio sulla guancia. Non ho fretta sa? Il meglio si fa attendere. Certi sempliciotti pensano che, se toccano il culo a una donna e lei non protesta, il più è fatto. Principianti. Il cuore di una donna è un meccanismo complesso, insensibile ai rozzi ragionamenti del maschio avventuriero. Se si vuole davvero possedere una donna, bisogna imparare a pensare come lei. Tutto il resto, il mordbido involucro che ti fa perdere la ragione e l’onore, viene di conseguenza.» Applaudii con solennità. « Fermìn, lei è un poeta.» « No, mi ritengo piuttosto un pragmatico come Ortega. La poesia, per quanto piacevole, è un artificio, mentre le mie parole sono più reali del pane con il pomodoro. Non a caso il maestro diceva: mostratemi un dongiovanni e smaschererò il finocchio che è in lui. Per me sono importanti le cose che durano. Lei mi è testimone: io farò di Bernarda una donna, se non perbene, perché lo è già, quanto meno felice.» Approvai con un sorriso. Il suo entusiasmo era contagioso e il suo eloquio irresistibile. « Abbia cura di lei, Fermìn. Bernarda è tanto buona e ha già avuto troppe delusioni.» « Crede che non me ne sia accorto? Ce l’ha stampato in fronte come il contrassegno del patronato delle vedove di guerra. Glielo dice uno che, quando vuole, sa essere un emerito figlio di puttana: colmerò di felicità quella donna, fosse anche l’ultima cosa che faccio in questo mondo.» Mi tese la mano con serietà di un cavaliere medievale. Gliela strinsi. « Parola di Fermìn Romero de Torres.»
Parte seconda. Parentesi: cambierò un secondo l’ordine degli eventi per una migliore comprensione. Prima inserirò la un dialogo tra Fermìn e Daniel riguardo il suo desiderio di diventare padre, poi la fine dell’incontro del Venerdì sera tra Daniel e Bea ed infine il terzo e l’ultimo dialogo che avranno Daniel e Fermìn sull’ammmore.
« Posso rivolgerle una domanda personale, Daniel?» « Naturalmente.» « La prego di darmi una risposta sincera» disse, schiarendosi la voce. « Lei crede che io possa diventare padre?» Evidentemente colse la perplessità sul mio volto perché si affrettò a precisare: « Non mi riferivo alla paternità biologica. Sono sempre stato bruttino, ma, grazie a Dio, o ricevuto un dono dalla natura: la virilità di un toro. Mi riferisco a un altro genere di padre. Un buon padre, insomma.» « Un buon padre?» « Sì, come il suo. Un uomo intelligente e sensibile, capace di ascoltare, educare e rispettare una creatura senza farle scontare i propri difetti. Una persona che un figlio possa ammirare, e a cui vorrebbe assomigliare.» « Perché me lo domanda Fermìn? Ero convinto non credesse nel matrimonio e nella famiglia. Il gioco e tutto il resto, ricorda?» « È vero, è roba da dilettanti. Il matrimonio e la famiglia sono il guscio vuoto e spetta a noi riempirlo di significato. Senza contenuto, sono solo un campionario di ipocrisie. Ciarpame e chiacchiere. Ma se l’amore è autentico, non quello che si sbandiera ai quattro venti, ma quello che si dimostra con i fatti…» « Sembra un altro uomo, Fermìn.» « Lo sono. Bernarda mi ha fatto desiderare di essere migliore di quel che sono.» « Come mai?» « Per meritarla. Lei non può capire perché è giovane, ma col tempo si renderà conto che è più importante cedere che dare. Bernarda ed io abbiamo parlato a lungo. È nata per essere madre, lei lo sa bene. La sua gioia più grande, io credo, sarebbe avere dei figli. E a me quella donna piace più delle pesche sciroppate. Si figuri che per lei sono persino disposto a rimettere piede in una chiesa, dopo trentadue anni di totale astinenza clericale, per recitare i salmi di san Stefano o di qualsiasi altro beato.» « Come corre, Fermìn. Vi conoscete appena…» « Alla mia età, Daniel, se non hai le idee chiare sei fottuto. Ci sono due o tre ragioni per cui vale la pena di vivere, tutto il resto è letame. In passato ho fatto molte sciocchezze, ma ora il mio unico desiderio è rendere felice Bernarda e morire tra le sue braccia, quando sarà il momento. Voglio essere di nuovo un uomo rispettabile. Non per me, io me ne infischio del rispetto di quel branco di scimmie che sono gli esseri umani, ma per lei. Perché Bernarda crede negli sceneggiati, nei preti, nella rispettabilità e nella Madonna di Lourdes. È fatta così e io le voglio bene per come è, e non le toglierei un solo pelo di quelli che ha sul mento. Per questo desidero che sia fiera di me. Voglio che pensi: il mio Fermìn è un grand’uomo, come Cary Grant, Hemingway o Manolete.» Incrociai le braccia sul petto e ponderai la faccenda. « Ne ha già parlato con Bernarda? Dell’idea di mettere al mondo un figlio, intendo?» Per chi mi ha preso? Le sembra che io vada in giro a proporre alle donne di farsi mettere incinte? Non che mi manchi la voglia, eh? Fosse per questo, Merceditas, quell’allocca, sarebbe già gravida di tre gemelli e vivrei da re, ma…» « L’ha detto a Bernarda che vorrebbe formare una famiglia?» « Non è necessario, Daniel. Per certe cose non servono le parole.» Annuii. « Allora, per quanto possa valere la mia opinione, ritengo che sarà un padre ed un marito esemplare, anche se non crede nelle convenzioni, anzi, proprio per questo, così non darà nulla per scontato.» Fermìn spruzzava felicità da tutti i pori. « Lo pensa davvero?» « Certo.»
« Quando possiamo rivederci?» « Non lo so, Daniel.» « Domani?» « Per favore, Daniel. Non lo so.» Annuii. Mi accarezzò il viso. « E’ meglio che tu vada, adesso.» « Sai almeno dove trovarmi, no?» Fece segno di sì. « Aspetterò.» « Anch’io.»
Trascorsi il Sabato in trance, dietro il banco della libreria, sperando di veder comparire Bea come per magia. A ogni squillo del telefono mi precipitavo a rispondere, strappando il ricevitore dalle mani di mio padre o di Fermìn. A metà pomeriggio avevano chiamato una ventina di clienti e io continuavo a non avere notizie di Bea. Mi rassegnai, così, all’idea che il mondo e la mia misera esistenza fossero giunti alla fine. Nel frattempo, approfittando dell’assenza di mio padre che si era recato a San Gervasio per stimare una collezione privata, Fermìn mi impartì l’ennesima lezione sui segreti degli intrighi amorosi.
« Cerchi di calmarsi o le verranno i calcoli al fegato» mi consigliò. « Corteggiare una donna è come ballare il tango: tutta scena assurda. Ma l’uomo è lei e quindi le tocca prendere l’iniziativa.» La faccenda buttava male. « L’iniziativa? Io?» « Cosa pretende? È il prezzo che dobbiamo pagare per il privilegio di pisciare in piedi.» « Ma Bea mi ha detto che si sarebbe fatta viva lei.» « Non conosce le donne, Daniel. Mi gioco la gratifica di Natale che in questo preciso momento la fanciulla è a casa, languidamente affacciata ad una finestra, tipo signora delle camelie, ad aspettare che lei la sottragga dalle grinfie di quello zoticone di suo padre e la trascini in un’incontenibile spirale di lussuria e peccato.» « Sicuro?» « Ne ho la certezza matematica.» « E se avesse deciso di non vedermi più?» « Guardi, Daniel, le donne, con rare eccezioni, quali la sua vicina Merceditas, sono più intelligenti di noi o, perlomeno, più sincere con se stesse rispetto a ciò che vogliono. Che poi te lo facciano sapere è un altro paio di maniche. La femmina, Daniel, è un enigma della natura. E’ una babele, un labirinto. Se le lascia il tempo di pensare, non ha più scampo. Si ricordi: cuore caldo e mente fredda. È il codice del seduttore.»
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