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May 28 Eloisa - Informazione GratuitaSi avvisano i gentili visitatori del blog che Lely (senz'apostrofo), ha definitivamente rinunciato alla realizzazione di un blog intereramente positivo, poichè: IMPOSSIBILE.
Infatti, si è fortuitamente resa conto che quando le capitano cose "felici", la voglia di trascriverle è decisamente inferiore a confronto di quando nella sua vita si manifestano avvenimenti "negativi". Pensatela così: meno scrive, meglio è. XD Baci!
L. May 23 Ridere fà bene.Beccatevi questa, fà sbragare:
La mia vita è bellissima.
Eppure non passa giorno, che dall'inizio alla fine possa essere ritenuto tale.
Io sono fortunatissima.
Eppure mi sembra che lo sia nelle cose più inutili.
Sono parecchio intelligente.
Eppure la metà, se non di più, delle cose che dico fanno solo danni.
Ho una famiglia splendida.
Eppure c'è sempre in giro questa sensazione di vuoto pazzesca.
Amo tantissime persone.
Eppure non riesco a dimostrarlo a nessuna di loro.
Tutto questo non è possibile.
[Smile]
Ely
May 18 Docce all'apertoSi consiglia l'ascolto di: Eric Clapton - River of Tears / James Blunt - Tears And Rain Tears of Sky
©2007-2008 ~Vacantly
Ieri sera ero bellissima. Mi capita di rado, quasi mai, ma ero proprio bella. Non avevo niente di particolare addosso: i soliti pantaloni neri, la canottierina nera e una camicia bianca, lunga, che abbracciava tutta la pelle, semitrasparente, delicata. Però i miei occhi erano espressivi. Erano truccati bene. I capelli erano arruffati, ma divinamente. Era bastata una molletta, da un lato, a tirarli sù, e si era creata una combinazione perfetta. Il fard era passato sulle mie tenere guanciotte il giusto numero di volte. L’ombretto marrone, non-notabile, alzava segretamente lo sguardo insieme al filo nero di mascara sulle ciglia. Avrei dovuto fotografarmi, ma visto che le fotografie non riescono a rendere quell’alchimia o combinazione azzeccata ho preferito rinunciare. Meglio un bel ricordo.
Stamattina pioveva. Mi ero dimenticata la molletta sui capelli. Forse inconsciamente speravo di sentirmi bella anche oggi, chissà. Pioveva. E non ho saputo proprio resistere. Sono finita sotto la pioggia, sotto l’acquazzone. Mi sono confusa alle lacrime del cielo, oggi; ho sentito, addosso, il calore dell’acqua, che, inesorabile, accarezzava la mia pelle. Era un po’ come la camicia che avevo ieri. Semitrasparente, delicata, mi avvolgeva. E poco dopo mi sono sentita di nuovo bella. E mi sono sentita parte di lei, una lacrima, ero una lacrima, e piangevo con lei.
Promemoria Personale: Ricordarsi di fare più spesso una doccia in compagnia. :P
Ely May 05 SOS - Terra chiama Papà!Papy And Me
Accidenti! Devo assolutamente scrivere prima di non avere più tempo. Quelle poche volte che accade qualcosa degno di essere scritto su quetto blog mi pare il caso di approfittarne… Beh, com’è chiaro dal titolo il post riguarderà mio padre. Condividerò con voi un’esperienza davvero importante, scusate se non sono molto precisa e dettagliata in alcune cose ma credo che un po’ di privacy mi spetti pure >_< In realtà non si tratterà di lui in maniera specifica ma più del rapporto che c’è fra di noi. Uhm…Direi di cominciare dalla data: Lunedì 28 Marzo 2008 La giornata era cominciata con: << Ali, io non so che ca**o fare perchè bla bla bla…Ma poi se è così allora bla bla bla…E però potrebbe essere che… bla bla bla… MA non ne ho ancora parlato a mio padre. Dopo l’ultima discussione non riesco ad esprimere esattamente quello che mi passa per la testa. Credo sia spaventato. E per questo prevenuto. Ma io ho bisogno di parlarne con lui. Comunque andrò da una psicologa. […] Boh, ma magari mi basterebbe lui. Non so che fare. Dovrebbe chiedermi lui qualcosa, si è comportato male. Mi ha detto che lo fa per me. Dio che casino. >> Finiscono le eterne cinque ore. Se ho solo seguito mezza parola già mi sembra tanto. << Ok Ali, parlo con Papà poi con la Psicologa.>> Mi alzo, ignoro totalmente le persone che mi circondano. Dimentico il pranzo, dimentico gli appuntamenti, dimentico la garanzia del telefono. Devo parlare con mio padre. E’ un bisogno primario. Non mi era mai successo di non parlare con lui, di cose tanto importanti, per più di qualche giorno. Inaccettabile. Vado a lavoro da lui e comincio a sbiascicare le prime parole. Mi auto-maledico. Eppure il mio discorso sembrava talmente perfetto prima di arrivargli di fronte. Ora non azzecco le parole. Non so se vi è mai capitato: dovete spiegare una cosa, sapete esattamente cosa bisogna dire eppure…Le parole che escono dalla vostra bocca sono sbagliate. Sbagliate perché non rendono quello che vi sta passando per la testa alla perfezione. Mi fermo un attimo, piango, lo convinco ancora di più che ha ragione pur desiderando esattamente l’opposto. Non riesce a capire, perché piango. La paura di portargli delle preoccupazioni, la paura di deluderlo. Potesse vedere che non penso a me ma a lui, a loro. Non riesco a spiegare, ma comunque glielo dico. Manca il contatto. Sono tentata dall’idea di andarmene. Eppure ancora una volta mi sono fermata, ho preso fiato, lui era disponibile, non urlava. Non potevo andarmene, l’avrei rimpianto tutta la vita. Siamo due persone ragionevoli, mi dico: ce la faremo. E ho ripreso. Ho ricominciato. Nuovi scontri, nuovi punti di vista. Esprimo il mio desiderio di ascoltarne anche un terzo. Gli spiego che per quanto le sue sensazioni si muovono alla base di conoscenze e sapere sono influenzate dalla paura e dal bene che mi vuole. Rimane pur sempre mio padre, come a me rimane il mio modo di essere. E’ d’accordo, troviamo un punto in comune. Bingo. Primo passo verso la salvezza. Provo a spiegargli il perché di alcuni miei atteggiamenti. Provo a spiegargli come sono, come ragiono e come sono consapevole di essere e ragionare così. Di nuovo capisce, e scatta il secondo nesso, la seconda domanda comune che sembra superare il semplice: cosa devo fare? Perché, sono così? Estremamente così, non semplicemente così. Che non sia solo bontà, ma anche condizionamento inconscio dovuto alle persone che mi circondano, alla speranza di non essere completamente inutile, alla speranza in fondo di riuscire a fare qualcosa di buono a questo mondo, di essere speciale in qualcosa o per qualcuno. E qui di nuovo la sensazione di aver toccato un tasto in comune fra due pensieri contrastanti. Le cause, i fini che mi muovono sono positivi. Ma è davvero solo questo che mi spinge ad essere così? Ho chiaro in mente quali sono i miei limiti e le mie forze anche caratteriali? Purtroppo non lo so, ma vedrò di scoprirlo. Intanto, improvvisamente, mi sento più leggera. Sono quasi le tre e la pancia comincia a brontolare. Ricordo la fame, il telefono, le persone. Mi offrono un panino al prosciutto e mi sembra di non aver mai desiderato altro. Vado a mangiare in mensa, sono sola, ma anche nella consapevolezza ci siano dei problemi da risolvere mi sento serena. Poi la porta ad un certo punto si apre e mio padre entra in lacrime. Credo siano parole che non scorderò mai: << Non so se stai sbagliando, se sto sbagliando, se sbaglieremo entrambi o se entrambi abbiamo ragione. Non so cosa succederà in futuro, né voglio pretendere di saperlo. Ma sappi che mi commuovo perché sento che possiamo parlare apertamente di qualsiasi problema si tratti. Sono fiero e orgoglioso della sincerità che mi concedi, il nostro rapporto e dialogo al giorno d’oggi mi rende un papà fortunato. >> Mi abbraccia e io non riesco a far altro che piangere di nuovo. Ripenso solo un attimo al momento in cui avrei preferito andarmene e lasciar perdere e mi rendo conto di quanto sarei stata stupida. << Credo che sapere di poter contare l’uno sull’altro sia una cosa davvero bellissima. Per lo meno nel male, questo di bene c’è di sicuro.>> E si ritorna a casa. Si respira profondamente e si spegne per qualche ora la mente. C’è bisogno di leggerezza adesso. Il primo passo per risolvere un problema è capire che c’è e magari anche qual è. Focalizzarlo. Quel passo, con lui, Lunedì, l’ho fatto.
Elisa. |
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